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Autoriduzione a Palazzo Blu – Cultura e reddito per tutt*!

cultura_reddito_tuttThey always say that time changes things, but you actually have to change them yourself.
(A. Warhol)
Fino al 2 febbraio 2014, Palazzo Blu ospita “Andy Warhol. Una storia americana”, quinto appuntamento del ciclo di mostre dedicate ai maestri del ‘900, inaugurato nel 2009 con Chagall. Pubblicizzazione massiccia e retorica da grande evento non sono mancate, in quella che dovrebbe essere un’imperdibile occasione che Pisa offre ai suoi abitanti. Ma per noi, student* e precar* questa mostra è inaccessibile. Il costo troppo alto del biglietto e le riduzioni ridicole – previste per i soli “studenti sotto i venticinque anni” – risultano escludenti nei confronti delle categorie sociali che costituiscono la parte viva della città che attraversiamo ogni giorno. Continue reading

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IL MONDO É TUTTO CIÒ CHE ACCADE – Considerazioni attorno al 9 dicembre e ai cosiddetti “forconi”

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humanas actiones, non ridere, non lugere,
neque detestari, sed intelligere

Spinoza
L’ostinata moltitudine cede per ultima;
le altre vacillano incessantemente

Anonimo, Prima modernità.
La rete come cartina al tornasole
Molte cose sono state dette su questi giorni, ribattezzati da molti (in modo a nostro avviso semplicistico), come “mobilitazione dei forconi”. Non ci ha stupito l’interpretazione che il partito di Repubblica ha offerto; ci ha invece lasciato particolarmente perplessi la reazione, così decisa e netta, che abbiamo potuto osservare sulla rete da parte di molt* compagn* con cui da anni condividiamo percorsi e lotte. È proprio a partire da questo dato che ci sentiamo stimolati a provare a costruire una riflessione su quanto sta succedendo, senza aver alcuna pretesa di comprendere fino in fondo le giornate.
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SAPIENZA : fanno il deserto e lo chiamano tutela. Verso l’assemblea pubblica del 16D

SAPIENZA: fanno il deserto e lo chiamano tutela

 

sapienza (3)È trascorso ormai un anno e mezzo da quando il Sindaco di Pisa ha disposto la chiusura dell’edificio della Sapienza. Nonostante i continui annunci e proclami dell’Università, ad oggi ancora non è stata resa nota alcuna perizia tecnica che giustifichi tale disposizione. Recentemente il Rettore ha dichiarato che tale perizia sarà finalmente resa pubblica entro la fine del mese di dicembre. In attesa di conoscere gli esiti tecnici della vicenda, riteniamo più che mai urgente aprire una riflessione cittadina sul futuro di un immobile così importante per Pisa, come il Palazzo della Sapienza, e della Biblioteca Universitaria che esso ospitava.

Innanzitutto, ci sembra imprescindibile un ragionamento sul futuro della Biblioteca Universitaria e, ancor prima, sullo stato in cui versa attualmente il patrimonio librario. Un’enorme quantità di testi antichi e rari, un patrimonio storico del valore inestimabile, restano ancora oggi abbandonati al degrado e all’incuria. Vogliamo essere onesti: la Biblioteca Universitaria, quando ancora era in funzione, non era di certo un luogo facilmente accessibile ai più. Da studenti non possiamo non tener presenti le mille difficoltà burocratiche che regolavano l’accesso al prestito e la consultazione dei testi, a partire dalla totale assenza di un catalogo elettronico dei libri.

A maggior ragione, quindi, pensiamo che sia quanto mai urgente e ormai improrogabile una soluzione per la Biblioteca Universitaria, che deve tornare in funzione. Riaprire la Biblioteca e renderla davvero accessibile è oggi un’occasione che questa città non può perdere.

Crediamo che su ciò, molto abbiano da dire proprio i dipendenti delle Biblioteca Universitaria che oggi si ritrovano a lavorare in condizioni impossibili, relegati presso i locali della Residenza studentesca Nettuno e costretti a fare la spola tra i due spazi per portare i libri richiesti.

Vorremmo, poi, interrogarci su alcune trasformazioni che abbiamo visto verificarsi in tutta la zona universitaria di Piazza Dante. La chiusura della Sapienza, infatti, non è stata un evento isolato. Ad essa è seguita, in meno di un anno, una progressiva desertificazione della piazza, dovuta alla defunzionalizzazione di altri storici stabili universitari come l’ex facoltà di Scienze Politiche e Palazzo Ricci. Un fenomeno tutt’altro che casuale, che è andato di pari passo con la costruzione di nuovi immobili lontani dal centro, come il Polo Piagge, con il quale l’Università ha “risposto” alla carenza di spazi che nel frattempo si è “creata”.

Crediamo che tutto ciò rientri in un processo di ristrutturazione del tessuto urbano che, in varie forme, mira ad “espellere” o comunque allontanare la composizione precaria, principalmente studentesca, dal centro storico.

Da questo punto di vista Piazza Dante rappresenta,dunque, un caso emblematico. Quando la Sapienza era in funzione, quando la Facoltà di Lettere non era ancora stata destrutturata e Scienze politiche svuotata, la piazza era davvero un luogo vivo, vissuto. Un luogo che ha costituito in questi anni uno spazio d’incontro e di socialità, in pieno centro cittadino.

Ora invece su una piazza deserta si affacciano palazzi vuoti o completamente destrutturati in quelle che erano le loro funzioni principali.

È per questo che riteniamo non esista luogo più adatto del Teatro Rossi Aperto ad ospitare un dibattito sul futuro della Sapienza (e della piazza). In più di un anno di occupazione il Teatro Rossi Aperto ha rappresentato un’anomalia nella zona di Piazza Dante : uno spazio pubblico, luogo di aggregazione, di produzione artistica e culturale, agorà cittadina.

È da qui che vogliamo ripartire per immaginare assieme un futuro possibile per questa piazza, per la Sapienza, per i servizi bibliotecari e per il patrimonio librario.

A partire da queste considerazioni ci sembra che esista un fil rouge che lega la Sapienza come spazio e la Biblioteca Universitaria come patrimonio comune e servizio : di certo pretendiamo per entrambe un’immediata riapertura e rimessa in funzione. D’altra parte crediamo anche che una riapertura non possa prescindere da un ripensamento delle modalità di fruizione e della Sapienza e della Biblioteca.

Non pensiamo che del futuro di questi luoghi possa decidere una persona sola, che sia un Rettore o un Sindaco. Riteniamo indispensabile che le decisioni vengano prese  aprendo un tavolo di discussione che  tenga conto  oltre che  delle opinioni delle persone  formalmente deputate  anche dell’opinione degli studenti  e degli studiosi, direttamente interessati, il cui lavoro è stato brutalmente interrotto, Occorre discutere della rifunzionalizzazione  degli spazi e tenere conto dei nuovi bisogni e delle nuove esigenze della città.

 

16 DICEMBRE ore 18 – ASSEMBLEA PUBBLICA @Teatro Rossi Aperto
Teatro Rossi Aperto – Exploit – Amici delle Biblioteca Universitaria

 

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Spunti e riflessioni dalla giornata dell’#8D

8DIC A Pisa la giornata contro lo sfruttamento nei centri commerciali è iniziata già ieri sera, con un’iniziativa del Teatro Rossi Aperto che ha presentato un documentario dal titolo “Vite al centro” realizzato da Nicola Zambelli e Fabio Ferrero, SMK – Distribuzioni dal Basso (http://vitealcentro.it/). Alla proiezione, infatti, è seguito un dibattito estremamente interessante tra i/le compagn* del Teatro, alcuni lavoratori e lavoratrici dei centri commerciali, noi studenti di Exploit e alcun* compagn* dei Cobas. A partire da alcuni passaggi particolarmente significativi del documentario, confrontandosi sulle difficilissime condizioni di lavoro nel settore del commercio, si è aperta una riflessione sull’inadeguatezza delle forme sindacali tradizionali in questo ed altri ambiti. A rendere particolarmente viva questa discussione sono state anche le recenti mobilitazioni cittadine organizzate da Genova a Pisa dai lavoratori dei trasporti, che hanno messo in piedi vere e proprie forme di sciopero selvaggio, dal basso.

“Ci sarebbe bisogno di un sindacato spontaneo” dice una delle lavoratrici protagoniste del documentario. “Spontaneo” forse non è l’aggettivo più adatto ma di certo si tratta di una riflessione che ormai da tempo riteniamo necessaria. In Italia in particolare l’esigenza di nuove forme di organizzazione delle lotte sul lavoro è all’ordine del giorno. Non è un caso, infatti, che sempre più nascano e si sviluppino esperienze di “autorganizzazione” delle forme di tutela sul mondo del lavoro, come ad esempio, le neonate CLAP, Camere del Lavoro Autonomo Precario, (http://www.clap-info.net/) che hanno contribuito alla mobilitazione romana di oggi, costruita nell’ambito orsigrecodella giornata nazionale convocata dall’USB.

Oggi come Exploit, insieme al Teatro Rossi Aperto e ai Cobas abbiamo attraversato anche a Pisa questa giornata nazionale di mobilitazione, costruendo un momento comunicativo in uno dei centri commerciali più grandi della città. Lasciamo il report della giornata al comunicato stampa che riportiamo qui di seguito; ci interessa però sottolineare il modo virtuoso con cui, a partire da un momento di confronto plurale sui temi e sui tempi del lavoro, che ha preso le mosse da un prodotto artistico indipendente, si sia potuta sviluppare una prima, embrionale forma comune di organizzazione e azione.

A partire da queste considerazioni e dagli stimoli che questa giornata ci offre, ci piacerebbe aprire anche a Pisa una riflessione comune sui temi del lavoro, del reddito e delle forme di organizzazione, che coinvolga le molteplici e variegate esperienze sociali e politiche che nei vari pezzi della nostra città da anni si esprimono.
Di seguito riportiamo il comunicato stampa :

Quasi due ore di volantinaggio (1000 volantini distribuiti anche nelle case del quartiere) , il plauso di tante lavoratrici e lavoratori del commercio e il sostegno attivo di exploit, teatro rossi aperto e cobas alla giornata di mobilitazione contro le aperture domenicali degli esercizi commerciali

Ma è forse attribuibile alla crisi del commercio  la apertura nei giorni festivi?
Manco per sogno, aperture  festive , precarizzazione dei contratti (da anni ci sono contratti per il lavoro nel weekend) ,  liberalizzazione degli orari vanno ad occultare la crisi economica e sociale, la  mancanza di reddito dei cittadini , la perdita di potere di acquisto di salari e pensioni

Negli ultimi anni, da quando Cgil Cisl Uil sottoscrissero un accordo nazionale che dava il via libera al lavoro nei giorni festivi, registriamo arretramento dei diritti, la chiusura di migliaia di imprese piccole e grandi. Le assunzioni nella Grande Distribuzione Organizzata annunciate con le aperture festive non sono mai arrivate al contrario della crescita dei carichi di lavoro e dei tagli ai salari con aumento della precarietà del lavoro e della vita

per questa ragione Exploit, Teatro Rossi e Cobas erano oggi a protestare contro le aperture dei centri commerciali nei giorni festivi a fianco dei lavoratori che mal digeriscono questa organizzazione del lavoro

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Pisa – L’8 Dicembre io lotto

Contro lo sfruttamento nei centri commerciali, contro il lavoro nei giorni festivi

Alcuni pregiudizi ci imp8DICediscono, spesso se non sempre, di capire la realtà, quella del lavoro ad esempio. Quante volte abbiamo sentito dire che il contratto nazionale è, di per sé, una garanzia contro la deregolamentazione del mercato del lavoro e la precarietà? Quante la stessa parola precarietà è stata considerata sinonimo di assenza di regole? Ancora: quante volte il lavoro part-time è stato proposto come un’occasione di libertà, soprattutto per le donne, alle quali una perversa indicazione divina attribuisce anche il lavoro domestico e di cura?

Il lavoro del commercio, lo sfruttamento garantito dal contratto nazionale che lo riguarda, la liberalizzazione degli orari e delle aperture introdotte dal decreto Salva-Italia del governo Monti, ma soprattutto i racconti di chi nei grandi centri commerciali lavora, nel segno del ricatto e della precarietà, ci impongono di sbarazzarci dei pregiudizi, di afferrare la realtà per quella che è, di combattere per trasformarla. Ci sembra indispensabile sottolineare gli elementi trasversali che contraddistinguono, nella crisi, tanto il mondo del lavoro quanto quello della formazione: ricatto, fragilità, violenza dei dispositivi neoliberali del debito, della meritocrazia, della valutazione continua.

Per questo parteciperemo alla giornata nazionale di mobilitazione dell’8 dicembre, contro l’obbligo al lavoro festivo nelle grandi catene commerciali e, più in generale, contro lo sfruttamento smisurato che nelle stesse viene perpetrato dalle parti datoriali e garantito, fin troppo, dalla legislazione oltre che dal contratto nazionale. Una giornata, inoltre, che ha l’ambizione di connettere la battaglia contro la precarietà con la pretesa del reddito di base, e di denunciare il carattere distruttivo dei centri commerciali, non-luoghi che, non solo concentrano lavoro super-sfruttato, ma che annientano posti di lavoro nel piccolo commercio, divorano suolo favorendo una cementificazione selvaggia e devastando ambiente e paesaggio urbano.

L’appuntamento a Pisa è alle ore 11 all’Esselunga!


Teatro Rossi Aperto
Exploit
Cobas Pisa

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Comunicato delle case editrici dopo l’autoriduzione al Pisa Book Festival

La lettura, i libri, la cultura non hanno bisogno di selezionare i loro lettori. L’unica selezione possibile è quella che passa per i gusti letterari, per la molteplicità delle conoscenze, per le scelte editoriali.

L’editoria indipendente vive e può vivere solo attraverso il rapporto diretto, faticoso, certosino, appassionato che riesce a costruire con i propri autori e il proprio pubblico, proprio perché viene tenuta ai margini di meccanismi fagocitanti della grande distribuzione libraria che oggi rischia di detenere il monopolio dell’editoria.

Prima che essere un evento locale, il Pisa Book Festival interpreta esattamente questa priorità. Gli editori indipendenti che sono oggi qui credono che l’impegno degli organizzatori dell’evento, delle istituzioni e degli sponsor sia quello di preservare lo spirito con cui questo evento, lodevolmente, è nato. La protesta che oggi gli studenti hanno messo in atto durante la manifestazione è, a nostro avviso, più che comprensibile. I giovani, gli studenti, rappresentano il nostro più interessante pubblico potenziale. Ci uniamo alla loro richiesta di prevedere una convenzione che consenta loro l’ingresso gratuito alla manifestazione.

Riteniamo inoltre che gli editori non possano essere soltanto i detentori di uno stand o venditori a buon mercato, ma utili collaboratori per la riuscita di un evento e del suo programma.

Prendiamo atto, e siamo allarmati, del taglio ulteriore di finanziamenti all’evento.

Crediamo però che questa lacuna, in tempi di crisi, non debba ricadere sull’anello più debole degli utenti, ma debba ricevere le opportune risposte delle istituzioni e dei soggetti che in questa città vogliono ancora sostenere la cultura.

Firmatari:

Il Foglio letterario Edizioni

Edizioni Clichy

BFS Edizioni

Round Robin Editrice

Editrice Missionaria Italiana

Eleuthera Editrice

La nuova Frontiera

Scienza Express Edizioni

Exorma

Matithyah

Cut-up Edizioni

Creativa-Dissensi Edizioni

Transeuropa Edizioni

Edizioni ETS

L’Orma Editore

Stampa Alternativa – Nuovi Equilibri

Edizioni Clandestine

O barra O Edizioni

Giovane Holden Edizioni

Voland

Nottetempo

Quodlibet

66thand2nd

Lantana Editore

Pisa University Press

Zambon

Il Margine

Marco Saia Edizioni

Homo scrivens

Marco Del Bucchia Editore

Edizioni Saecula

Mimesis Edizioni

Terra Nuova Edizioni

Tsunami Edizioni

Ibis

Xenia

Arpeggio libero Edizioni

Odoya/Meridiano Zero

Fefè Editore

Hop! Edizioni

La Linea

Valigie Rosse

Massari Editore

Ouverture Edizioni

Del Vecchio Editore

Poiesis Editrice

Editpress

Edizioni Effigi

Bel-Ami Edizioni

Bibliofabbrica

Iperborea

Gran vìa

Miraggi Edizioni

Manni

Eclettica Edizioni

Edizioni dell’ Urogallo

Onirica Edizioni

Nutrimenti Editore

ISBN editore

VerbaVolant

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Pisa – #17N AUTORIDUZIONE AL PISA BOOK FESTIVAL! Cultura e reddito per tutt* [Foto e interviste alle case editrici]

Stamattina una cinquantina tra studenti, lavoratori e precari sono entrati al Pisa Book Festival con un’azione di autoriduzione, contro la decisione degli organizzatori del Festival di imporre per la prima volta un biglietto d’ingresso. La nostra azione ha riscosso piena solidarietà da parte delle piccole case editrici, anch’esse fortemente danneggiate dal biglietto d’ingresso che ha dimezzato il pubblico del festival. Pubblichiamo di seguito il comunicato dell’azione. Pubblichiamo inoltre un’intervista rilasciata da due case editrici partecipanti al Festival (L’orma e Ex Orme) che si esprimono in merito all’introduzione del biglietto d’ingresso. Le due case editrici spiegano le difficili condizioni di partecipazione al festival : 450 euro + iva per uno stand di base e l’autofinanziamento di vitto, alloggio e trasporto.
pbf

PISA BOOK FESTIVAL A PAGAMENTO? CULTURA E REDDITO PER TUTT*

L’undicesima edizione del Pisa Book Festival si apre con una doccia fredda per i visitatori e per le piccole case editrici che vi partecipano. Per la prima volta, infatti, chi vorrà partecipare al festival dell’editoria indipendente sarà costretto a pagare un biglietto di 4 euro al giorno.

Questa decisione danneggia non soltanto chi, come noi, avrebbe voluto prendere parte al festival, ma anche i tanti piccoli editori che, in tempi di crisi, già stentano a trovare le risorse per proseguire il loro lavoro di produzione culturale. Le case editrici infatti, che già pagano come minimo 450 euro di affitto per avere uno stand al festival, non riceveranno nemmeno un soldo proveniente dai biglietti d’ingresso. Non è un caso, quindi, che alcune case editrici abbiano deciso di non prendere parte al festival come segno di protesta.

Le difficili condizioni delle piccole case editrici, inoltre, dipendono evidentemente anche dal controllo che grandi monopoli detengono sulla produzione culturale, attraverso il concentramento della proprietà di giornali, televisioni e mezzi di comunicazione. I tagli continui all’editoria indipendente e la sempre più frequente chiusura di alcune testate, fanno il paio con la mancata crescita del numero di lettori in Italia, testimoniata dagli ultimi dati ISTAT.

gabPisa si dimostra, così, perfettamente in linea con quella politica culturale miope che mentre definanzia scuola, università e ricerca, riduce l’offerta culturale delle città in grandi eventi da dare in pasto all’industria del turismo. In un momento in cui la produzione indipendente fatica a sopravvivere, non si è esitato a porre l’ennesimo ostacolo all’incontro tra le case editrici e la città.

Che poi questa decisione venga assunta con il silenzio complice delle istituzioni locali è un elemento di ulteriore preoccupazione : la stessa politica culturale dell’Amministrazione comunale, del resto, è ormai unicamente basata su grandi eventi, su nomi roboanti da spendere sui giornali, mentre si chiudono gli spazi sociali, si criminalizzano le iniziative di recupero e di riutilizzo degli immobili abbandonati. Da un lato si chiudono gli spazi pubblici e dall’altro gli spazi culturali diventano sempre più inaccessibili a chi non rientri in quel piano di lottizzazione ormai diventato sistematico in questa città. Questo per altro è lo spirito con cui il nostro sindaco candida tronfiamente Pisa a capitale europea della cultura, al fine di ricevere i fondi per trasformare questa città in uno spazio vetrinizzato e appetibile per ogni forma di speculazione.

A tutto questo rispondiamo che il sapere e la cultura non sono in vendita!

Per queste ragioni oggi pretendiamo di entrare e poter partecipare al Pisa Book Festival, in maniera completamente gratuita, così come completamente gratuito dovrebbe sempre essere l’accesso alla cultura la cui produzione indipendente e dal basso dovrebbe essere, invece, incoraggiata e sostenuta in tutti i modi dagli enti pubblici che si presumono preposti a questo compito.

Qui l’intervista alle due case editrici L’orma e Ex Orme

Pisa Book Festival – Intervista a due studentesse from Exploit Pisa on Vimeo.

17N – Autoriduzione al Pisa Book Festival – Intervento from Exploit Pisa on Vimeo.

Intervista a L’Orma e Ex Orme from Exploit Pisa on Vimeo.

Exploit – 17 novembre – AUTORIDUZIONE AL PISA BOOK FESTIVAL from Exploit Pisa on Vimeo.

 

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Corteo del #15N, occupato ex centro per l’impiego! Casa e reddito per tutti!

1384510003680Questa mattina un migliaio tra studenti medi, universitari, abitanti dei quartieri, famiglie sotto sfratto si sono riversati nelle strade di Pisa. Il corteo ha segnalato i vari stabili sfitti della città che quest’amministrazione comunale si rifiuta di mettere a disposizione dei bisogni sociali derivanti dall’emergenza abitativa e dalla drammatica condizione in cui versano scuole e università. A quest’emergenza il corteo ha già trovato una risposta determinata : casa e reddito per tutti.
Dopo aver accerchiato l’ex convento di Santa Croce in Fossabanda il corteo è proseguito fino ad occupare un ex centro per l’impiego della provincia in cui si è poi svolta un’assemblea cittadina.

Di seguito riportiamo il comunicato stampa sulla giornata

Oggi, 15 novembre, siamo scesi in piazza a Pisa come studenti medi e universitari, comitati di quartiere, famiglie sotto sfratto e cittadini in una giornata di mobilitazione nazionale che ha visto in tanti altri territori un nuovo protagonismo sociale.

Abbiamo contrapposto i nostri bisogni alle scelte politiche delle istituzioni, che hanno dimostrato a più riprese di non riconoscerle come prioritari. La manutenzione dell’edilizia scolastica, l’apertura di nuovi alloggi studenteschi per borsisti fuori sede, il blocco degli sfratti e le rivendicazioni dei cittadini del comitato di Sant’Ermete sono stati in questi giorni ridotti a questioni di ordine pubblico, mentre le pratiche di democrazia per segnalare queste emergenze sono state a più riprese criminalizzate.
Il corteo di oggi ha avuto la forza di non cedere di fronte agli attacchi strumentali e di continuare a dire che le risorse ci sono: sono le politiche che rispondono a ben altri interessi. In particolare, durante il corteo sono stati segnalati diversi immobili del patrimonio pubblico nei piani di alienazione o, comunque, inutilizzati e non sfruttati per finalità sociali: l’ex-poste, Palazzo Mastiani e l’ex Banca d’Italia sono stati segnalati durante la manifestazione con manifesti che hanno ricordato la storia degli immobili e la possibile destinazione d’uso per rispondere a bisogni concreti, rilanciando anche sul corteo di domani del Municipio dei beni comuni per l’ex Colorificio.
Di fronte alla Prefettura sono state contestate le politiche di austerità e la previsione in legge di stabilità di dismissioni del patrimonio pubblico per 500 milioni di euro. La bocciatura di questa legge di stabilità da parte della Commissione Europea ci rivela che anche questo non basta per loro e che per l’Europa dovremo subire ulteriori tagli al sociale rispetto a quanto già previsto.
1384511251209Come annunciato pubblicamente il corteo è arrivato davanti a Santa Croce in Fossabanda, immobile occupato lo scorso lunedì con una precisa rivendicazione: destinare lo spazio, ad oggi inutilizzato, a residenza e mensa universitaria per dare risposte immediate ai 1.500 studenti borsisti fuori sede non assegnatari di alloggio. Oggi il corteo ha accerchiato con la forza di 600 persone Fossabanda, ribadendo che svendere quell’immobile o consegnarlo alle scuole d’eccellenza Normale e Sant’Anna rappresentano decisioni inaccettabili.
Di fronte allo schieramento di forze dell’ordine all’entrata di Fossabanda, emblematiche delle chiusure politiche rispetto ai nostri bisogni, il corteo ha sostato per sottolineare la centralità di quella battaglia e ha poi proseguito per andare a segnalare altri immobili. Abbiamo portato le nostre rivendicazioni nella zona di Cisanello ed occupato simbolicamente un altro immobile gigantesco e inutilizzato, l’ex centro per l’impiego della Provincia, dimostrando ancora una volta che le risorse ci sono ma restano inutilizzate.
 
Continueremo i nostri percorsi a partire dall’assemblea pubblica presso l’ex centro per l’impiego della Provincia alle ore 16.00.
Corteo cittadino pisano del #15now

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Dall’assemblea d’ateneo al #15N : arriveremo a Fossabanda!

Riportiamo di seguito il comunicato consegnato oggi durante la conferenza stampa in vista della giornata di domani e in risposta alle accuse mosse dall’amministrazione comunale in questi ultimi giorni.

L’assemblea cittadina svoltaloca15N3_wild_exsi la sera di martedì 12 novembre presso i locali della Residenza Artistica di via da Buti ha costruito collettivamente la data di mobilitazione di domani, venerdì 15 novembre. Studenti medi e universitari, famiglie sotto sfratto, comitati di quartiere e protagonisti di altri movimenti in città hanno discusso insieme del proprio bisogno di formazione, di welfare e di case.

Non è stato registrato soltanto un riconoscimento reciproco dell’importanza decisiva delle diverse battaglie, ma anche la consapevolezza di essere colpiti dagli stessi meccanismi di esclusione e privazione della ricchezza sociale, che si concretizza tanto nelle politiche di austerità quanto nella sordità e ostilità delle istituzioni locali a determinate istanze. Di fronte allo sviluppo di pratiche di lotta politica per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali, le istituzioni locali, in particolare l’amministrazione comunale, hanno tentato di ridurre tutto a una questione di illegalità e di ordine pubblico, paventando un clima anti-democratico in città.

Quando soggetti collettivi provano a mettere in discussione i canoni della legalità che determina subalternità e sofferenza allora a chi governa questa città non resta che criminalizzare le pratiche di espressione di bisogni sociali cancellati dall’agenda politica istituzionale. Così è stato per i cittadini che si sono rivolti alla società della salute, considerati alla stregua di “sequestratori” per non aver avuto mai paura di affermare la propria dignità davanti agli assistenti sociali, così è stato per l’occupazione di Santa Croce in Fossabanda e per l’occupazione da parte dell’assemblea d’Ateneo della residenza universitaria chiusa di via da Buti. In quest’ultimo caso, pur di negare la vergogna di una residenza ormai ultimata, inaugurata ben tre volte ma mai assegnata agli studenti, si è giunti a diffamare gli studenti accusandoli di furto di materiale d’arredo dalla residenza. Contro i responsabili di queste ultime dichiarazioni calunniose verrà presentato un esposto collettivo.

I picchetti anti-sfratto, le lotte per la dignità del diritto all’abitare nel quartiere di Sant’Ermete, le occupazioni di Palazzo Feroci (dove da aprile è in funzione lo studentato autogestito Spot), di Santa Croce in Fossabanda lunedì scorso e della stessa Residenza Artistica di via da Buti hanno ricevuto lo stesso schema di risposta: condanna del gesto e nessuna apertura alla risoluzione dei problemi sollevati.

Questi tentativi di criminalizzazione non ci spaventano e non arresteranno le nostre battaglie: affronteremo in maniera intelligente la chiusura degli spazi di agibilità politica aprendone di nuovi contro qualsiasi ipotesi di riduzione del dissenso sociale a una questione di ordine pubblico. Con pratiche di democrazia dal basso che caratterizzeranno il corteo cittadino del 15 novembre riaffermeremo l’urgenza di risposte sulla manutenzione delle strutture scolastiche, sui posti alloggio per studenti borsisti, sulla riqualificazione dei quartieri e sul blocco degli sfratti.

fossabandaL’elemento di congiunzione delle diverse esperienze è la critica alla gestione del patrimonio pubblico, sempre più destinato alla vendita che al soddisfacimento dei bisogni sociali. Per questo dichiariamo pubblicamente che il corteo arriverà di fronte all’ex convento di Santa Croce in Fossabanda, per ribadire che quella struttura oggi inutilizzata può costituire una prima risposta ai bisogni degli studenti in termini abitativi e di servizi.

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